
Gli scienziati hanno discusso per più di 30 anni circa l’origine delle regioni lisce presenti sulla superficie di Mercurio e sull’origine del suo campo magnetico. Ora, le analisi dei dati ottenuti mediante il flyby della sonda MESSENGER (Mercury Surface, Space Environment, Geochemistry and Ranging) hanno evidenziato che nel processo di formazione delle regioni con minore presenza di crateri ci sia stata l'influenza di qualche attività vulcanica e che il campo magnetico sia attivamente generato dal nucleo del pianeta.
Gli scienziati, inoltre, hanno potuto verificare in modo approfondito la composizione chimica della superficie, campionando le particelle cariche (ioni) vicino al pianeta.
Le controverse speculazioni legate all’origine delle regioni “levigate” di Mercurio hanno avuto inizio nel lontano 1972, durante la missione lunare dell’Apollo 16, che suggerì che alcune regioni senza craterizzazione della Luna avessero avuto origine dalla deposizione di materiale eiettato durante l’impatto di grossi meteoriti, che coprì il terreno sottostante. Quando il Mariner 10, nel 1975, fotografò simili formazioni anche su Mercurio, alcuni scienziati ipotizzarono che fosse avvenuto lo stesso processo, come sulla Luna. Altri scienziati sostennero, differentemente, che la natura delle regioni prive di forte craterizzazione fosse di origine vulcanica. In realtà questa seconda ipotesi non ha mai avuto molto credito per via del fatto che le immagini passate non mostrassero evidenti tracce di bocche vulcaniche o altre formazioni della stessa natura.
Oggi, i ricercatori, hanno finalmente trovato tracce di bocche vulcaniche lungo i margini del bacino Caloris, uno dei bacini da impatto più giovani del Sistema Solare. E’ stato inoltre scoperto come Caloris abbia una storia geologica molto più complicata di quanto si ritenesse in precedenza.
Le prime misure di altitudine hanno anche mostrato che i crateri sul pianeta siano molto meno profondi che sulla Luna ed evidenziano una geologia molto più complessa.
Il nucleo di Mercurio contiene circa il 60% della sua massa, e sembra 2 volte più grande rispetto a quello di qualsiasi altro pianeta di tipo terrestre. Il flyby ha rivelato, anche, che il campo magnetico, che si origina nel guscio esterno del nucleo ed è “alimentato” dal processo di raffreddamento, genera complesse interazioni dinamiche tra l’interno del pianeta, la superficie, l’esosfera e la magnetosfera.
Sean Solomon, del Carnegie Institution of Washington, afferma: “La tettonica dominante su Mercurio, che coinvolge le aree analizzate per la prima volta da MESSENGER, ha generato formazioni chiamate “scarpate lobate”, ovvero enormi scarpate che si sono formate durante la contrazione dell’area circostante. Queste formazioni ci suggeriscono quanto sia stato importante il raffreddamento del nucleo per l’evoluzione della superficie. Dopo la fine del periodo del bombardamento meteoritico, il raffreddamento del nucleo del pianeta non soltanto ha “alimentato” il campo magnetico, ma ha anche portato alla contrazione dell’intero pianeta. I nuovi dati, ottenuti dopo il flyby, mostrano che la contrazione totale è stata di un terzo più grande di quanto si ritenesse prima”
Il flyby ha effettuato, inoltre, le prime osservazioni delle particelle ionizzate che compongono l’unica sottilissima atmosfera del pianeta (l’esosfera). L’esosfera è un’atmosfera ultrararefatta nella quale le molecole sono così distanti le une dalle altre da avere più probabilità di collidere con la superficie che tra di esse.
Fonte: NASA [vedi]
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